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Non rispondere alle mail di posta certificata costa caro: artigiano multato di 1200 euro

Autore: Luca Scuriatti
Data: 27 Febbraio 2014
Tempo di lettura: min

L'Inail gli invia una comunicazione in posta certificata, la mancata risposta entro i termini prestabiliti è costata cara a un artigiano sannita

Un artigiano per una distrazione banale si trova costretto a pagare migliaia di euro

Il presidente provinciale del Claai di Benevento, Antonio Campese, dopo aver raccolto lo sfogo dell’artigiano multato. «In pratica un collega – spiega Campese – ha ricevuto un avviso attraverso posta elettronica certificata dall’Inail, non è riuscito a rispondere entro cinque giorni, cosa che può succedere, ed ha avuto una multa di milleduecento euro più la causa penale».

Dunque, da un difetto di comunicazione, secondo la denuncia di Campese, deriva una vera e propria stangata per un artigiano sannita:?«Capita spesso che le e-mail di posta certificata finiscano nello spam, così come capita spesso che magari hai un lavoro che devi completare e proprio non ti avvicini a internet e alla posta elettronica. Infatti, nel caso specifico, l’artigiano era andato a Bologna per un lavoro che gli è fruttato intorno ai duemila euro. Già è sintomatico del momento drammatico per il?Sannio, che un lavoratore parta da Benevento e vada a Bologna per duemila euro, poi è evidente che se deve tornare e per una sciocchezza vede vanificato il suo lavoro, dovendolo devolvere quasi interamente per una multa, c’è qualche problema. Ovviamente questa è solo una storia delle tante che si potrebbero raccontare sulla severità cieca che arriva in questi casi, potrei citare altre migliaia di casi, addirittura di aziende multate, ingiustamente secondo la magistratura, che hanno pagato la multa e poi non sono riuscite a riavere indietro la somma versata perché non si riusciva a capire dove fosse andata a finire». Secondo Campese, alla luce del caso denunciato, quello che indigna, oltre alla multa a suo dire comminata per una semplice e banale disattenzione, c’è la non rispondenza tra ciò che il fisco e la pubblica amministrazione chiedono e il corrispettivo in termini di servizi per i cittadini:?«Alle imprese hanno imposto l’utilizzo della posta elettronica certificata, e questa è una cosa positiva, la digitalizzazione va bene. Ora, se le aziende si adeguano, e la stessa pubblica amministrazione no, è evidente che c’è un problema». Il presidente provinciale della Claai, a questo punto, entra nel merito della questione e spiega quale sarebbe a suo modo di vedere il gap tra quanto chiesto alle aziende e quello che avviene quando è un’azienda a chiedere:?«Se il pubblico manda una comunicazione attraverso posta elettronica certificata il privato ha cinque giorni per rispondere, altrimenti come è stato evidenziato, si viene multati. Quando però è un privato a chiedere un parere o altro attraverso posta certificata a un ente pubblico passano mesi, a volte anni, e a spesso si viene tranquillamente ignorati. Dunque: perché non c’è lo stesso regime sanzionatorio per il pubblico se non si riesce a essere efficienti con la digitalizzazione??Io stesso una volta ho chiesto un parere in merito a una causa nella quale ero coinvolto, che poi ho vinto, la causa è arrivata a sentenza ma il parere dall’avvocatura dello stato non è mai arrivato. Dobbiamo pagare noi le inadempienze dello Stato??Qui si è visto che per duemila euro si arriva a epiloghi tragici, come quello del commerciante napoletano, bisogna intervenire per fare in modo che non ci sia cecità nel comminare multe, e soprattutto che ci sia rispondenza tra quanto si chiede e quanto si offre a chi fa impresa»

Non rispondere alle mail di posta certificata costa caro: artigiano multato di 1200 euro